Bonus elettrodomestici 2026: quali rientrano e quali no
Le classi minime per la detrazione del 50%, il vincolo della ristrutturazione e a che punto è il contributo con rottamazione del MIMIT a settembre 2026.

Se vi si è rotto il frigorifero e state comprando quello nuovo, il bonus del 50% non vi spetta. Nel 2026 il bonus mobili ed elettrodomestici è una detrazione IRPEF del 50% su un tetto di spesa di 5.000 €, riservata a chi ha avviato dei lavori di ristrutturazione sull'immobile prima di comprare il bene, e vale per gli acquisti fatti entro il 31 dicembre 2026. L'altra misura di cui si legge in giro, il contributo con rottamazione da 100 o 200 € del MIMIT, è la misura del 2025: le domande dei cittadini sono sospese dal 31 dicembre 2025.
Le due cose vengono chiamate quasi con lo stesso nome e hanno requisiti, importi e soglie energetiche diversi. È da lì che nasce quasi tutta la confusione che trovate cercando "bonus elettrodomestici", comprese le tabelle di classi minime sbagliate.
Due bonus, non uno
Le due misure nascono da leggi diverse e non si somigliano quasi in niente, a parte l'oggetto.
| Bonus mobili ed elettrodomestici | Contributo con rottamazione | |
|---|---|---|
| Chi lo gestisce | Agenzia delle Entrate | MIMIT |
| Che cos'è | Detrazione IRPEF del 50% | Sconto sul prezzo o rimborso, fino al 30% |
| Quanto vale | Fino a 2.500 €, su una spesa massima di 5.000 € | Massimo 100 €, oppure 200 € con ISEE sotto 25.000 € |
| Serve la ristrutturazione | Sì, iniziata prima dell'acquisto | No |
| Serve rottamare il vecchio | No | Sì, consegnandolo al venditore per lo smaltimento |
| Quando arrivano i soldi | In dichiarazione, in dieci quote annuali | Subito, alla cassa |
| Stato al 14 settembre 2026 | Aperto per gli acquisti fino al 31 dicembre 2026 | Domande dei cittadini sospese dal 31 dicembre 2025 |
La riga che conta di più è quella sui tempi. Il bonus mobili non è uno sconto che vi fa il negozio: sono soldi che tornano indietro dalla dichiarazione dei redditi, duecentocinquanta euro l'anno alla volta per dieci anni. Chi lo racconta come "il 50% di sconto sugli elettrodomestici" sta semplificando in un modo che vi farà sbagliare i conti.
Il vincolo dei lavori
Qui casca quasi tutto il pubblico che cerca questo bonus. La detrazione è legata all'acquisto di beni destinati a un immobile su cui si stanno facendo interventi di recupero edilizio: manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione, anche su parti condominiali. Non basta averli fatti, e non basta farli dopo.
Le due condizioni di tempo sono precise. I lavori devono essere iniziati a partire dal 1° gennaio dell'anno precedente a quello dell'acquisto, quindi dal 1° gennaio 2025 per un elettrodomestico comprato nel 2026. E la data di inizio dei lavori deve essere anteriore a quella dell'acquisto: comprare prima e far partire il cantiere dopo non funziona, nemmeno di una settimana.
Il tetto di 5.000 € è per unità immobiliare, comprende le spese di trasporto e di montaggio ed è indipendente da quanto costano i lavori edilizi. Vale anche per una seconda casa, purché i lavori siano su quella.
Quali elettrodomestici rientrano
Tra i grandi elettrodomestici l'Agenzia delle Entrate elenca frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavasciuga, asciugatrici, lavastoviglie e apparecchi di cottura. Devono essere nuovi. E devono rispettare una classe energetica minima, che cambia da categoria a categoria.
| Elettrodomestico | Classe minima per il bonus mobili |
|---|---|
| Forni | A |
| Lavatrici, lavasciuga, lavastoviglie | E |
| Frigoriferi e congelatori | F |
Sono soglie basse, e conviene sapere che cosa comporta. Una lavastoviglie in classe E rientra nella detrazione senza problemi, una in classe F o G no. Il bonus non premia l'efficienza alta: chiede solo di non comprare un apparecchio in fondo alla scala. Se state scegliendo un modello, la classe che vi conviene davvero è un'altra questione, e ne abbiamo parlato nella guida alla classe energetica 2026, dove trovate anche perché un cartellino A-30% non sposta di una virgola il requisito fiscale.
Sull'asciugatrice venduta da sola resta un buco che preferiamo dichiarare invece di riempire. Le asciugatrici compaiono nell'elenco dei beni agevolabili, ma nel testo dell'Agenzia sulle classi minime che abbiamo consultato non compare una soglia esplicita per loro, aggiornata alla nuova scala entrata in vigore il 1° luglio 2025. Finché non c'è, l'unica cosa onesta da dire è che va chiesto all'Agenzia o al proprio intermediario fiscale, e che non va presa in prestito la classe C prevista dall'altra misura.
Per gli apparecchi che non hanno l'obbligo di etichetta energetica, come diversi piani cottura, il requisito della classe semplicemente non si applica: contano il fatto che siano nuovi e che rientrino nelle tipologie ammesse.
Perché online girano altre classi
Se cercando avete letto che per il frigorifero serve la classe D e per la lavastoviglie la C, non ve lo siete inventato: sono le soglie dell'altra misura, quella del MIMIT, dove i requisiti erano tutt'altri.
| Elettrodomestico | Classe minima nel contributo MIMIT |
|---|---|
| Lavatrici, lavasciuga, forni | A |
| Cappe | B |
| Lavastoviglie, asciugatrici | C |
| Frigoriferi e congelatori | D |
| Piani cottura | Requisiti di ecodesign, non una lettera |
Per le lavasciuga la FAQ del Ministero aggiungeva un dettaglio che si perde sempre nelle tabelle riassunte: serviva la classe A nel lavaggio e almeno la C nel ciclo completo. Il contributo chiedeva inoltre che l'apparecchio fosse prodotto in uno stabilimento situato nell'Unione Europea, un vincolo che nel bonus mobili non esiste.
Le soglie del Ministero erano più severe di quelle dell'Agenzia. Prenderle per buone al posto delle altre non vi fa perdere la detrazione, vi fa scartare per niente dei modelli che la detrazione accetta: un frigorifero in classe F rientra nel bonus mobili, mentre per il contributo con rottamazione ne sarebbe servito almeno uno in classe D.
L'errore che costa davvero è il terzo, quello delle tabelle sbagliate e basta. Se leggete da qualche parte che per frigoriferi e congelatori serve la classe E, o che per le lavatrici serve la D, quelle non sono soglie né dell'Agenzia né del Ministero: sono numeri che qualcuno ha copiato male e che tutti gli altri hanno ricopiato.
Come pagare senza perdere tutto
Il mezzo di pagamento è una condizione, non un dettaglio contabile. Valgono il bonifico bancario o postale, anche quello ordinario, la carta di credito e la carta di debito. Contanti, assegni e vaglia postali fanno perdere la detrazione anche a fronte di una fattura regolare e di un cantiere in piena regola.
Da conservare: la fattura di acquisto con natura, qualità e quantità dei beni, e la ricevuta della transazione. Se pagate con carta, la data della spesa è il giorno indicato sulla ricevuta, non quello dell'addebito in conto.
C'è poi la comunicazione all'ENEA, prevista entro 90 giorni dalla fine dei lavori per gli apparecchi soggetti a etichettatura. Va fatta, ma non è una ghigliottina: con la risoluzione 46/E del 2019 l'Agenzia ha chiarito che la mancata o tardiva trasmissione non comporta la perdita della detrazione.
Un'ultima cosa, e qui ci fermiamo perché non facciamo consulenza fiscale: fatture e pagamenti devono essere coerenti con chi porta in detrazione i lavori. È il punto su cui conviene farsi dire come stanno le cose dal proprio CAF prima di firmare, non dopo.
A che punto è il contributo MIMIT
Il contributo per la sostituzione era il 30% del prezzo, fino a 100 € per nucleo familiare e fino a 200 € con un ISEE sotto i 25.000 € annui. Serviva consegnare al venditore il vecchio apparecchio per lo smaltimento, comprarne uno della stessa categoria commerciale e di classe superiore a quello sostituito, e sceglierlo dentro l'elenco informatico della misura. Si spendeva anche online, ma solo dai venditori che avevano aderito.
Le istanze dei cittadini erano ammesse fino al 31 dicembre 2025, poi sono state sospese. Nel 2026 il Ministero ha gestito lo scorrimento delle liste di attesa per i voucher non utilizzati, a febbraio, e le richieste di rimborso dei venditori, con scadenza il 4 settembre 2026.
La formula corretta, a metà settembre 2026, è che non è aperta una nuova campagna per presentare domande e che prosegue la gestione della misura 2025. Non è la stessa cosa che dire "il bonus non esiste più", e non è nemmeno la stessa cosa che dire, come fanno diversi siti, che esiste un "bonus elettrodomestici 2026" a cui potete iscrivervi oggi.
Un punto fermo resta comunque valido: il contributo si otteneva una sola volta per famiglia anagrafica e non era cumulabile con altre agevolazioni sulla stessa tipologia di prodotto, bonus mobili compreso.
Quello che non è ancora scritto
Il bonus mobili copre gli acquisti fatti entro il 31 dicembre 2026. Che cosa succede dopo lo deciderà la prossima legge di bilancio, che a metà settembre non esiste ancora: tetto, aliquota e classi minime possono cambiare tutti, e questa pagina andrà riletta a gennaio.
Vale anche per il contributo con rottamazione. Il Ministero ha lasciato aperta la possibilità amministrativa legata a eventuali economie di gestione, quindi non è escluso che qualcosa si riapra. Non è annunciato, e programmare un acquisto su un'ipotesi del genere non ha senso.
Domande frequenti
Il bonus mobili vale anche per la seconda casa?+
Sì, purché gli interventi di recupero edilizio siano stati avviati proprio su quell'immobile e prima dell'acquisto. Il tetto di 5.000 € è riferito a ciascuna unità immobiliare oggetto dei lavori, e le classi energetiche minime richieste sono le stesse che valgono per l'abitazione principale.
Posso pagare l'elettrodomestico in contanti e detrarlo lo stesso?+
No. Sono ammessi solo bonifico bancario o postale, anche ordinario, carta di credito e carta di debito. Contanti, assegni e vaglia postali escludono la detrazione anche in presenza di fattura regolare. Con la carta, la data della spesa è quella indicata sulla ricevuta di transazione.
Se non faccio la comunicazione all'ENEA perdo la detrazione?+
No. L'adempimento è previsto entro 90 giorni dalla fine dei lavori per gli apparecchi soggetti a etichettatura energetica, ma con la risoluzione 46/E del 2019 l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che la mancata o tardiva trasmissione dei dati non comporta la perdita del beneficio fiscale.
Posso sommare il contributo con rottamazione e il bonus mobili?+
No. Il decreto che ha istituito il contributo ne esclude espressamente la cumulabilità con altre agevolazioni, anche fiscali, riferite alla stessa tipologia di prodotto, e cita il bonus mobili come esempio. Il contributo spettava inoltre una sola volta per famiglia anagrafica.
Quanto torna indietro davvero con il bonus mobili?+
Il 50% della spesa ammessa, con un massimo di 2.500 € a fronte del tetto di 5.000 € del 2026. Non arriva in una volta: si recupera in dieci quote annuali di pari importo nella dichiarazione dei redditi, quindi fino a 250 € all'anno per dieci anni.
Le regole qui sopra sono quelle in vigore al 14 settembre 2026 e le abbiamo prese dalle pagine dell'Agenzia delle Entrate e del MIMIT, non dai riassunti che girano. Se trovate scritto altrove qualcosa che non torna, segnalatecelo dalla pagina Contatti con il link: se hanno ragione loro correggiamo noi.
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